travaglio

Cosa mi succede durante il travaglio – di Nadia Piroddi

Vorrei darvi alcuni spunti per approfondire il momento del travaglio e del parto per una nascita consapevole e naturale.

Il travaglio di parto è rappresentato da cinque periodi:

  • il periodo prodromico
  • il periodo dilatante
  • il periodo espulsivo
  • il secondamento
  • il post-partum

– Periodo prodromico
Il periodo prodromico è caratterizzato da contrazioni brevi ed irregolari per intensità, durata e frequenza che si possono presentare durante la giornata, soprattutto di sera.

In questa fase le contrazioni non portano modificazioni cervicali né a dilatazione, ma fanno si che il collo dell’utero si prepari al travaglio di parto, diventi più morbido e venga spostato anteriormente.

In questo periodo iniziale ci si confronta con i primi dolori: è il momento ideale per iniziare a sperimentarsi e ad adattarsi all’idea del parto e del nuovo ruolo di madre. In questa fase puoi prendere confidenza con il dolore, iniziare a sperimentare posizioni antalgiche (posizioni meno dolorose per facilitare la nascita del bambino), alimentarti, ascoltare il tuo corpo, riposarti, fare cose piacevoli, rilassarti.

Non è infatti necessario correre subito in ospedale, a meno che il vostro medico non vi abbia dato precise indicazioni.

Nei prodromi infatti puoi continuare a svolgere le tue attività quotidiane, evitando sforzi eccessivi.

Sarà comunque il tuo corpo a suggerirti la cosa migliore per il tuo benessere.

Questo primo periodo è molto utile anche al bambino, perché anche lui sente che il momento della nascita si sta avvicinando e inizia così a produrre i primi ormoni che lo aiuteranno ad adattarsi alla vita extrauterina.

A qualche donna potrà capitare di rompere spontaneamente il sacco amniotico (rottura delle acque).

In questo caso se il liquido amniotico che fuoriesce è limpido e chiaro, si può fare tutto con calma e restare ancora un po’ di tempo a casa e poi andare in ospedale, se invece il liquido amniotico dovesse apparire giallo o verdastro, occorre andare in ospedale senza temporeggiare.

– Periodo dilatante: fase latente
E’ l’inizio del travaglio di parto caratterizzato da contrazioni regolari, progressive che portano all’appianamento della cervice e ad una iniziale dilatazione. In questa fase si può perdere il tappo mucoso (prima marcatura).

Durante questo periodo cerca di stare tranquilla trovando posizioni comode che agevolino il rilassamento muscolare (a carponi, sulla palla da ginnastica) e quando le contrazioni si faranno più intense se hai una vasca , prova a fare un bagno caldo con 3 gocce di olio essenziale di lavanda prima disciolto in un cucchiaino di miele.

– Il periodo dilatante: prima fase di travaglio attivo
Le contrazioni sono regolari, la dilatazione prosegue fino a 6cm, la parte presentata può essere impegnata, le membrane si gonfiano durante la contrazione.

Durante le contrazioni la forma dell’addome cambia, assumendo una forma tondeggiante; sarai concentrata su se stessa, non avrai molta voglia di parlare. In queste ore vi è un adattamento al dolore.

Quando sarai in questa fase, durante le contrazioni, potrai ritrovarti più concentrata e assorta, vigile e presente.
Potrai provare un’alternanza tra la presenza dell’io e l’abbandono al dolore, tra l’istinto di auto-conservazione e l’aprirti al bambino.

Se sei in un ambiente intimo e che ti rispetta ti verrà naturale adattarti attivamente al dolore, ricercando posizioni e mezzi per sopportarlo meglio.
Se invece sei in un ambiente poco idoneo in cui non ti senti sicura, protetta e con la presenza di persone non adeguate, potrai facilmente distrarti e fermare il travaglio per qualche ora.

Durante il periodo dilatante il benessere fetale viene sorvegliato tramite esecuzione di una cardiotocografia, una registrazione del battito cardiaco del feto e delle contrazioni uterine, che può essere continua od intermittente se il travaglio è fisiologico.

L’ostetrica esegue visite vaginali per controllare che la dilatazione del collo dell’utero e la progressione della testa del bambino avvengano in modo regolare.
Verrà compilato il partogramma, una scheda sulla quale sono riportate in modo grafico la dilatazione cervicale, espressa in centimetri, in relazione al tempo espresso in ore.

Questo foglio è uno strumento importante di comunicazione tra le ostetriche perché fornisce un’immediata idea del travaglio e di come esso si stia svolgendo.

– La rottura del sacco amniotico
Se le membrane amniotiche non si sono rotte spontaneamente nella fase prodromica potranno rompersi in qualsiasi momento del periodo dilatante.
 Alcune volte il sacco amniotico non si rompe neppure a dilatazione completa, in questo caso le membrane continueranno ad avvolgere il bambino per tutto il periodo espulsivo e potranno rompersi man mano che affiorerà la testolina del bambino o addirittura nascere insieme al bambino.

– Il periodo dilatante: prima fase di transizione
Tra i 5/7 cm di dilatazione si può presentare una fase di transizione: il corpo si deve infatti adattare al travaglio ed ai cambiamenti che questi comporta.
 Durante questa fase di adattamento il tuo corpo può reagire con un istinto chiamato “attacco-fuga” per una maggiore apertura al bambino.

Vi sono due modalità di passare questa fase per approdare alla seconda fase del periodo dilatante. 
Se la modalità è l’”attacco” potrà capitare di avere espressioni emozionali molto forti, come crisi di pianto, vomito, rabbia o altro.
Se la modalità è “fuga” allora si può verificare una pausa, in cui di verifica un rallentamento del travaglio, la donna prende tempo per accumulare energia, riposare, mangiare, farsi una doccia.

“Attacco” è rapido ed è molto importante il sostegno, l’intimità , la protezione, l’incoraggiamento.
“Fuga” può durare da mezz’ora a due ore o più e il travaglio riprende spontaneamente quando sei pronta.

– Il periodo dilatante: la seconda fase di travaglio attivo
La seconda fase del periodo dilatante è quella fase che va dai 6/7 cm ai 10 cm di dilatazione.
In questa fase (se il travaglio è fisiologico e senza l’ausilio di farmaci e di epidurale) sei concentrata e assorta sia in contrazione che in pausa.

E’ un tuffo dentro di te.

In questa fase potrai vivere un’esperienza profonda, personale ed unica in cui ti scontrerai con la tua forza e con il tuo limite. 
Ti troverai in una specie di trance indotta dagli ormoni del travaglio.
 Attiverai forze nuove e arcaiche, risorse dentro di te che non conoscevi e che ti trasformeranno in una madre.

In questa fase puoi utilizzare il movimento e l’espressione della voce, e proprio per questo è ancora più importante la scelta di un ambiente protetto, intimo e non disturbato.

La durata di questa fase è breve (poche ore) ed il travaglio non può più essere interrotto.

– Il periodo dilatante: seconda fase di transizione
Una volta raggiunta la dilatazione completa si può verificare una seconda fase di transizione prima del periodo espulsivo. Può essere che il tuo utero abbia bisogno di recuperare le forze per affrontare l’ultimo periodo che è quello della nascita del tuo bambino. 
Il tuo corpo ti segnalerà quando è il momento giusto per ripartire e inizieranno cosi’ nuove contrazioni insieme ad una sensazione forte di premito.

– Il periodo espulsivo
Coincide con l’arrivo della sensazione irrefrenabile di premito nella parte posteriore del pavimento pelvico.
 E’ iniziata ora la fase più intensa. 
Le tue spinte accompagneranno il tuo bambino verso il mondo.

E’ il momento di abbandonarti alle sensazioni che il tuo corpo ti comunica lasciandoti guidare da lui. 
Inizialmente la spinta spontanea dura 4-6 secondi in corrispondenza dei premiti più forti.
In seguito (quando il bambino è sceso di più nel canale del parto) lo stimolo alla spinta viene avvertito durante tutta la contrazione che comincia con la spinta e non più con il dolore.

Il periodo espulsivo e le spinte stimolano il tuo bambino alla mobilizzazione delle riserve energetiche e alla secrezione di ormoni che promuovono l’adattamento alla vita extrauterina. 
La spinta è irreversibile (il bambino affiora, lo puoi vedere) e c’è il così detto “riflesso di eiezione del feto” cioè l’istinto centrale, irresistibile, di far uscire il bambino.

L’ostetrica in questa fase, rimarrà vicino a te per la durata del periodo espulsivo sostenendo le tue scelte istintive in merito alla posizione da assumere ed alla modalità di spinta, consigliandoti delle eventuali alternative.

Accolto dalle mani dell’ostetrica e successivamente dalle tue: se non vi sono particolari problemi potrai prenderlo subito in braccio e di riconoscerlo come tuo figlio.

In questo momento la tua produzione dell’ossitocina (l’ormone dell’amore) è potenziata.
 Il contatto del bambino con il tuo corpo gli consente di mantenere una temperatura corporea adeguata e di venire a contatto con i microrganismi materni prima che con quelli di altre persone.
Il calore della tua pelle, la tua voce e il battito del tuo cuore lo rassicureranno dopo il parto.

Le donne che vivono da protagoniste il loro travaglio, nel rispetto quindi dei loro ritmi e delle loro volontà , conoscono la potenza del femminile traendone nuove risorse e nuove potenzialità , sentendosi rispettate e soddisfatte.

Nel prossimo articolo vi parlerò del periodo di secondamento e del post partum.
Ostetrica Nadia Piroddi

 

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