coleottero giapponese

Lo scarabeo giapponese terrorizza l’ambiente italiano

Lo scarabeo giapponese, per la prima volta visto in Italia nel 2014,  sta terrorizzando i prati all’inglese.
Piccolo, ma pericolosissimo per l’ambiente. Le sue larve sono molto affamate e di fatto, adorano l’erba dei prati.

Negli Stati Uniti, dove è comparso per la prima volta all’inizio del Novecento, venivano stimati (già nel 2004) costi di circa 450 milioni di dollari per la lotta a questo insetto e per i danni da esso arrecati.

A dare il primo allarme in Italia è stata la Coldiretti lombarda che nel 2014 annunciava l’arrivo della Popillia japonica (scientificamente il coleottero in questione si chiama così) sul Ticino. Pensate che secondo la direttiva 2000/29 CE e lista A2 dell’Eppo-European and Mediterranean Plat Protection Organization,  viene inserito tra gli organismi di quarantena a causa dei gravi danni che può arrecare.

Come e cosa mangiano gli scarabei giapponesi?
Le larve si cibano delle radici delle piante (che poi vengono via senza opporre la minima resistenza) mentre gli adulti preferiscono i fiori.  Una bella piaga se pensiamo che ci sono ben 300 piante, tra cui alberi da frutto e vigneti di cui vanno ghiotti! Incluse le graminacee, che sono una delle leccornie che preferiscono. Tra le specie preferite: piante spontanee, ornamentali, colture di pieno campo, da frutto e forestali. Tra le specie d’interesse agrario: mais, melo, pesco, soia, vite e molte altre.

Si capisce quindi che il danno causato da entrambi è molto serio: a livello visivo le foglie divorate assumono un aspetto scheletrico ma il problema dell’infestazione può aggravarsi velocemente in quanto pochi esemplari, che non fanno grandi danni, ne richiamano però molti altri grazie all’emissione di ferormoni da aggregazione.

Come combatterlo?
Purtroppo è dura contrastarne la ricrescita in quanto qui da noi non hanno antagonisti naturali che invece trovano nei loro paesi d’origine.  Il servizio fitosanitario della lombardia ha sistemato a terra delle trappole: sono delle bottiglie verdi e contengono feromoni e sostanze odorose che attirano gli insetti, ma devono essere disposte solo dai tecnici preposti perché agiscono da richiamo e potrebbero far arrivare molti altri coleotteri.

L’insetto viene combattuto anche tramite l’impiego di un insetticida a base di un fungo, il Metarhizium anisopliae, oppure di un ceppo specificamente selezionato di un batterio ben noto nella lotta biologica, il Bacillus thuringiensis, da distribuire nei prati colpiti.

Nelle normative europee l’impiego di insetticidi è visto come una soluzione temporanea: meglio introdurre un predatore naturale della specie aliena infestante.
Purtroppo però , ad oggi, sembra che l’efficacia di nessun tipo di sia sufficiente a bloccare la fuoriuscita di milioni di adulti.

I contenuti di Mamme di Bolzano e dintorni sono puramente a carattere informativo. Non sostituiscono in nessun modo il parere del medico.

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